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BUDDHISMO - Conferenza del Ven. Ghesce Sonam Cianciub Acharya

Sala Consiliare del Comune di San Pellegrino Terme (Bg) 23 marzo 1996

 
In questa pagina troverete la conferenza che il Ven. Ghesce Sonam Cianciub a dato a nella sala consiliare del comune di Abano Terme (Bg) il 23 Marzo 1996.  Per qualsiasi chiarimento in merito alla stessa, oppure per qualsiasi domanda o dubbio dovesse sorgere, non esitate a contattare l'Istituto tramite posta elettronica, scrivendo nel "Forum" del sito o direttamente telefonando all'Istituto Samantabhadra, tel. 06.6531777.
Grazie per la vostra gentilezza.

 
Conferenza pubblica del Venerabile Lama Ghesce Sonam Cianciub Acharya

 
 

 

 

 


 

 

 

 

Trascrizione delle registrazioni a cura di I.T.

I testi qui riportati non sono stati verificati dal Maestro in quanto trascritti in italiano.

Ogni eventuale errore concettuale non è da imputarsi al Maestro a cui vanno tutti i ringrazimenti per i benefici eventualmente ottenuti.

I punti interrogativi che s'incontreranno durante la lettura sono dovuti a difficoltà di comprensione della registrazione originale da cui è tratto il testo.

Non abbiamo voluto modificarlo per restare fedeli al testo originale.

Geshe Sonam Cianciub Acharya è nato nel 1927 ad Ardza nel Tibet.

All'età di quattro anni iniziò a leggere le Scritture sotto la guida del padre.

Continuò a memorizzare i testi sacri, alternando lo studio al lavoro per aiutare i genitori, fino all'età di diciassette anni, quando entrò nell'università monastica di Caden Jantse, dove intraprese lo studio della logica.

A diciannove anni fu ordinato "gelong" dall'abate Sonam Nanga.

A vent'anni iniziò lo studio della dialettica, che proseguì per tre anni.

Studiò per dieci anni la filosofia Madhyamika e le Sei Paramita.

A causa dell'occupazione cinese del Tibet nel 1959 si rifugiò in India, dove perfezionò le sue conoscenze con le studio dell'Abhidharma (metafisica) e del Vinaya (etica).

Frequentò, quindi, per tre anni l'università tibetana di Varanasi (India) dove conseguì il titolo di "Acharya" (dottorato).

Successivamente vi insegnò lingua tibetana e dottrina buddhista.

Nel 1974 ottenne il primo posto nella graduatoria per il conseguimento del titolo di "Geshe Lharampa" (professore di filosofia).

Ha ricevuto la trasmissione diretta degli insegnamenti di Lam-Rim (il sentiero graduale verso l'illuminazione) da S.S. il XIV Dalai Lama e dal tutore senior di Sua Santità, Kyabje Rimpoce, che nel 1985, su indicazione di Dagpo Rimpoce, Lo designò per venire ad insegnare a Roma come Lama residente del Centro Samantabhadra.


Nel 1990 conseguì il titolo di "Geshe Narampa" (dottorato nello studio e nella pratica dei Tantra).

Inoltre, alle Sue grandi capacità sia nella meditazione concentrativa (samatha) che nella chiarezza interiore (vipassana) unisce doti di rara comunicativa che ne fanno un Maestro estremamente prezioso.


Geshe Sonam Cianciub non ha mai limitato la Sua opera alla città di Roma, ha tenuto conferenze ed impartito insegnamenti in moltissime città italiane ed europee, impratichendosi sempre più nell'insegnamento del Dharma agli occidentali.

È stato numerosissime volte a Bergamo per conferire imziazioni, celebrare Guru Puje, consigliare i Suoi discepoli e per impartire insegnamenti.


Geshe Sonam Cianciub ha fondato, inoltre, diversi altri centri di studio e pratica del buddhismo Mahayana in Italia.


 
 

 

 

 


 

 

 


 
Sala Consiliare del Comune di San Pellegrino Terme (Bg) 23 marzo 1996



Geshe Lah parlerà oggi del dharma interiore buddhista e per iniziare reciterà la formula del rifugio.

Vi prega di farlò tutti insieme per tre volte:
 
NAMO GURUBIA-NAMO BUDDHAIA
NAMO DHARMAIA-NAMO SANGAIA
 

Adesso parlerà in generale del dharma buddhista e di quello che noi dobbiamo fare.

Occorre ascoltare con una buona motivazione ed una buona mente.

Cosa significa? Significa non avere attaccamento e pensare che tutti gli esseri senzienti possano essere liberi dalla sofferenza ed ottenere la felicità.

Così dobbiamo pensare nell'ascoltare l'insegnamento.

Allo stato attuale alcuni esseri senzienti sono nostri amici, altri sono nemici.

Noi dobbiamo equalizzare, pensando che tutti gli esseri senzienti sono uguali, perché non desiderano la sofferenza e tutti in uguale maniera desiderano la felicità.

In quanto essere umani dobbiamo sforzarci di raggiungere la perfetta illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti che sono uguali.

Per poter eliminare la sofferenza, occorre eliminarne la causa e ricercare il metodo.

Fu per questa ragione che Buddha in India, a Varanasi, iniziò a parlare del dharma, del sentiero spirituale.

Buddha aveva eliminato la sofferenza ma espose il metodo per gli altri esseri.

il primo passo è la comprensione della natura della sofferenza, quindi si deve comprendere la causa della sofferenza.

Che cosa è la sofferenza? E' qualcosa che abbiamo nella nostra mente.

E' una sensazione spiacevole, di dolore.

E quando sorge dobbiamo conoscerla e comprenderla.

E poi questa sensazione ha come sua caratteristica, come suo attributo l'impermanenza, cioè cambia di momento in momento.

Noi abbiamo una tendenza innata a pensare che questa sofferenza sia auto-prodotta, invece questa sofferenza sorge in dipendenza di cause e condizioni specifiche.

Questa sofferenza non ha una sua auto-natura, non è di natura indipendente perché è composta, è basata sulle sue parti.

E quando la mente concepisce, afferra la sofferenza come avente una sua auto-natura, questa mente è in errore.

Per quale ragione questa mente è errata? Esiste una grande ragione: perché la sofferenza è basata sulle sue parti.

Se fosse di natura indipendente non avrebbe bisogno di basarsi sulle sue parti.

E comunque al di fuori della sofferenza, anche tutti gli altri fenomeni, qualsiasi fenomeno esista è basato sulle sue parti.

E anche la sofferenza dipende dalla sua causa.

La causa nasce dalle afflizioni mentali.

Quali sono le afflizioni? il non conoscere che dalla virtu viene la felicità e che dalla non virtù viene l'infelicità e la sofferenza.

Quando c'è questa non conoscenza, la mente ha come una oscurazione e questa mente oscurata porta a far sorgere rabbia, gelosia, attaccamento.

E sulla base di questo si danneggiano gli altri.

Ad esempio, una persona ricca, pensando che gli altri possano sottrarle le ricchezze possedute, sviluppa avversione verso gli altri.

Oppure vedendo che gli altri sono superiori a lei, sviluppa gelosia.

Si tratta di menti oscurate. Questi tipi di mente (attaccamento, rabbia, orgoglio, gelosia) su quali basi sorgono? Sulla base dell'oscurazione, della non comprensione.

E in una persona nascono quindi emozioni perturbatrici.

Geshe Lah vi pone ora una domanda:

- Ponendo l'esempio della rabbia, dell'odio, che metodo voi pensate ci possa essere per far diminuire, allontanare, eliminare la rabbia dal continuum mentale di una persona?

Pubblico - La pazienza, la compassione, l'osservazione, l'accettazione

- Cosa è che uno deve accettare? Pubblico - Gli altri

- Com' è che uno accetta?

Pubblico - Amando gli altri.

Cosa è più importante: noi o gli altri? Pubblico - E' uguale.
- Pensare di essere più importanti degli altri non è quello che viene chiamato comunemente egoismo?

Pubblico - Si

- E l'egoismo è positivo?

Pubblico - L'egoismo è sempre negativo

- Quindi gli altri sono più importanti.

C'è un verso che dice: Gli esseri infantili (con questo termine si intende la gente comune) pensano solo a se stessi, mentre i Buddha, gli esseri risvegliati, pensano solo agli altri.

Si dice che quando uno pensa solo a se stesso è paragonato ad un bambino.

Ragionando si capisce la differenza.

Il fatto che noi possediamo oggi un buon corpo, una buona forma fisica dipende dagli altri.

E la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi è ottenere lo stato dell'illuminazione.

E per ottenere la completa illuminazione occorre una grande compassione poiché la compassione è come il seme che produce l'illuminazione.

E per far sorgere la compassione occorre avere come oggetto referente tutti gli esseri senzienti.

Se non ci fossero tutti gli esseri senzienti, gli altri, per chi si proverebbe compassione? Non si prova compassione per i sassi o per le pietre.

Qual è l'oggetto referente della compassione? Gli esseri o i sassi? La compassione sorge osservando la sofferenza degli esseri.

Verso quale persona sorge più velocemente la compassione? Verso una persona ricca o una povera?

Pubblico - Povera.

Se riflettiamo attentamente sorge compassione anche verso una persona ricca.

Ma occorre riflettere.

La ricchezza tiene occupata la persona ricca (è un po' come una presa in giro) la quale non pensa a praticare il sentiero spirituale, a studiare, e una volta esaurita questa sua vita, non avendo posto le cause, nella prossima vita rinascerà povera.

La persona che ora è povera, precedentemente, nelle vite passate, ha fatto azioni negative ed il risultato produce in questa vita la povertà.
Può anche essere che queste cose si esauriscano in questa vita e che avrà poi una buona rinascita.

Una persona deve vedere tutti gli esseri senzienti come estremamente gentili.

Se pensiamo "io non ruberò mai nulla ad alcun essere senziente" e formuliamo dentro di noi questa promessa, ecco, questa è una grande moralità.

E se non ci fossero gli esseri senzienti non potremmo praticare la moralità.

Quando una persona pensa "non danneggerò, non farò alcun male ad alcun essere senziente" questa è grande Compassione e grande moralità.

Se non ci fossero gli esseri senzienti come potremmo Sviluppare questa Compassione e questa moralità? Tutte le qualità, tutte le cose positive, Vengono dagli esseri senzienti, in loro mancanza non ci sarebbe la generosità, la pratica del dare, ne la meditazione sull'amore.

Può sorgere amore verso una grande pietra? C'è qualità nel meditare l'amore verso una pietra?

Pubblico - Nella pietra si può comunque vedere il divino.

Pubblico - Si può vedere amore o qualsiasi altra cosa ... si tratta di una trasposizione di quello che uno ha dentro.


- Qual è la causa dell'amore? Pubblico - Gli altri

Pubblico - Probabilmente è la nostra debolezza, perché non si può vivere senza amore.

Pubblico - Non è debolezza.

- Vi chiedo ancora: qual è la causa dell'amore?

Pubblico - Probabilmente l'ignoranza.

Bisogna chiarire una cosa, però.

Esiste un amore samsarico e un amore non samsarico.

Di che tipo di amore parliamo? Se è un amore non samsarico, è la conoscenza.

- E la causa dell'amore samsarico, qual è secondo te?

Pubblico - L'amore carnale... aspettarsi un ritorno di qualcosa.

L'amore samsarico è una specie di autogratificazione.

- Si può fare una distinzione. Quando uno per il proprio attaccamento, per il proprio beneficio, entra in relazione allo scopo di ottenere qualcosa.. questo a' attaccamento. Quando invece una persona vuole beneficiare gli altri, questo è amore, l'amore che vuole la felicità degli altri. Quando sulla base di questo uno fa sorgere la compassione, questo amore è estremamente importante. La pazienza ha grandi qualità e la rabbia è la più grande negatività. Quale esempio potete fare di persona molto coraggiosa?

Pubblico - Una persona libera.

- Ghesce pensa che la persona più coraggiosa sia la persona che riflette sulla legge di causa-effetto.
Ora Geshe vi pone un'altra domanda.
Concentrarsi per essere felici una settimana ... e pensare di esserlo per tutta la vita: tra questi due pensieri, qual è il più importante?


Pubblico - Se una persona non riesce ad essere felice nel momento presente, non riesce ad esserlo mai.

- Come si fa ad essere felici adesso?

Pubblico - Pensando solo a quel momento.

- Se uno adesso è felice, si attacca alla felicità di adesso.

Cosa deve fare? Cosa succede? Pubblico - Sperare di esserlo ancora.

- Ma la speranza da sola è sufficiente ad agire come causa per una felicità futura? La persona che è felice si attacca a questa sua felicità e questo attaccàmento è una cosa negativa.

E se è negativo coma fa a beneficiare fl proprio futuro?

Rivolgere il pensiero al futuro è un atto dell'uomo coraggioso.

Il fatto che uno sopporti delle difficoltà allo scopo di poter ottenere in futuro della felicità, questo è quello che viene chiamato sforzo.

In India 3000 anni fa viveva il Buddha storico ed era esattamente come noi, con problemi, difficoltà e sofferenze.

Poi, sulla base del suo sforzo personale, si è completamente risvegliato, illuminato ed ha eliminato ogni traccia di problemi.

Noi tutti dobbiamo diventare coraggiosi.

Noi tuffi in futuro diventeremo Buddha.

Tuffi gli esseri senzienti hanno dentro questo seme (diventare Buddha).

Se noi non mettiamo il seme nella terra, non lo innaffiamo e manca il calore, la pianta non cresce.

L'acqua è la compassione.

E il concime è l'amore.

E l'aria è lo sforzo.

Possono crescere fiori se non c'è l'aria? Perché ogni cosa cresca, c'è bisogno dell'aria.

E poi ci vuole il fuoco, il calore della saggezza.

Se non c'è sforzo, non si otterrà l'illuminazione.

il fatto che noi non diventiamo illuminati velocemente dipende dalla mancanza di sforzo.

Noi tutti siamo molto amici della pigrizia.

Ci sono 3 tipi di pigrizia.

Il nostro veleno, il nostro nemico, il nostro demone, questo è la pigrizia.

Il primo tipo di pigrizia è quello della persona che dice" io non so, io non conosco..."

Il secondo tipo di pigrizia invece è di avere un interesse prevalente verso le cose non virtuose.

Questa persona non dorme, non è mai stanca, ma dal versante della virtù non si applica e se lo fa, si stanca e si annoia immediatamente.

Ad esempio se noi ci mettiamo a meditare sulla compassione, dopo un quarto d'ora ci addormentiamo, ma se andiamo al cinema invece o chiacchieriamo con gli amici possiamo farlo anche per 3 ore senza stancarci.

Questo tipo di comportamento, questa pigrizia, ci fa perdere tempo, ci prende in giro.

Il terzo tipo di pigrizia è quello del posporre.

Questa persona vorrebbe fare qualcosa di positivo di virtuoso ma rimanda a domani, dopodomani, al prossimo mese, al prossimo anno.

Si deve allora pensare "se io morissi tra poco?" Quando uno muore soffre? Quando uno muore ha dei problemi.

Quando moriamo, il continuum mentale della nostra coscienza non si interrompe, ma prosegue.

Dobbiamo lasciare tutto, ma nella nostra coscienza mentale sono depositate le impressioni delle nostre azioni positive e negative.

Quando nel nostro flusso di coscienza ci sono queste impronte negative, esse faranno prendere una rinascita sfortunata e da esse matureranno problemi, dolori, sofferenze.

Mentre le impressioni positive faranno prendere una rinascita favorevole e una persona avrà felicità, buone cose, potrà proseguire nello studio, nella pratica spirituale verso un sentiero fortunato.

Qual è la ragione, il segno che c'è questo continuum di coscienza? Pensiamo a quello che abbiamo studiato a scuola: invecchiando, continuiamo ad averne benefici.

C'è un frutto, un continuum fra ciò che abbiamo fatto da bambini e gli effetti su ciò che facciamo da anziani. Facciamo questo esempio.

Ci sono due persone anziane.

Una da piccola ha studiato, si è applicata, l'altra non ha né studiato né si è applicata.

Qual è la persona che ha più qualità, che riceve maggior beneficio?

Pubblico - Lo studio arricchisce. Può essere un mezzo per vivere meglio.

(l'interprete chiarisce che al temine studio viene attribuita una accezione più vasta rispetto il significato dato da noi occidentali: il termine tibetano corrisponde a "training the 'mind", trasformare la mente).

Parlando in generale, lo studio (inteso quindi come trasformazione della mente) continua a beneficiare, a produrre effetti positivi nella persona anche con il passare degli anni, invecchiando.

Fino al momento della morte, coltivare questa pratica, studio e trasformazione della mente, ci porta delle qualità.

Noi dobbiamo pensare che la morte è cosa certa.

E pensare questo è una qualità.

Inoltre alla certezza della morte noi dobbiamo affiancare un'altra certezza e cioè il fatto che non conosciamo il tempo, il momento della nostra morte.

Dobbiamo inoltre pensare che nel momento della nostra mode possono beneficiarci solo le nostre virtù, le cose positive, la buona energia che abbiamo accumulato.

Le azioni negative possono solo danneggiarci.

C'è un piccolo testo che Geshe Lah ogni giovedì sera insegna a Roma e ha promesso a Luigi (una persona che lo accompagna sempre) che a Zogno avrebbe fatto altrettanto.

Per cui ora se Geshe non lo fa, Luigi poi dirà che Geshe è un bugiardo.

Si tratta di una lettera di consigli che Buddha scrisse ad un re amico che si chiamava Kanikà (?).

Buddha scrisse a questo re che il fatto di possedere ricchezze, un buon corpo, buona salute, era strettamente collegato alla sua moralità.

Però al momento della morte avrebbe dovuto lasciare tutto: ricchezze, potere, palazzi, moglie, figli amici.

Cosa avrebbe dovuto fare allora? Avrebbe dovuto continuare a praticare la virtù e la moralità, porre delle buone cause al fine di ottenere buoni risultati nel momento della morte.

In generale ogni momento che passa è un momento in meno della nostra vita. Il tempo si accorcia sempre e va verso la fine.

Si può dire che dal secondo momento dopo il concepimento noi cominciamo già ad invecchiare, ad andare verso la nostra morte.

E al momento della morte la negatività ci causa solo sofferenza.

Mentre invece la virtù ci aiuta e ci da la possibilità di continuare a studiare.

Dobbiamo pensare di non danneggiare alcun essere senziente.

Questo è estremamente importante ed è il comportamento migliore che una persona possa avere.

Gli altri sono estremamente importanti e sono la base di tutte le nostre qualità, sono la base della nostra moralità in quanto se non esistessero, non potremmo praticare la moralità.

Così gli altri sono la sorgente di tulle le nostre qualità.

Pensando in questo modo sorge la compassione.

E la compassione fa sorgere la mente dell'illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti.

Se quindi riflettiamo in questo modo i 3 tipi di pigrizia che sono il nostro veleno, il nostro demone, il nostro nemico, se ne vanno.

La pigrizia è mentale e quindi viene eliminata col subentrare di un'altra qualità della mente.

Occorre dirigere la mente. Bisogna sviluppare l'intelligenza.

Tutti i fenomeni impermanenti (letteralmente fenomeni sostanziali) dipendono da cause e condizioni.

Bisogna comprendere che i fenomeni impermanenti sorgono dalle loro cause, sono prodotti da una causa.

Non possiedono una loro auto-natura, una natura indipendente.

E' un errore pensare che i fenomeni impermanenti non vengano prodotti dalla loro causa.

La mente ha una percezione errata della realtà.

E la nostra mente ha continuamente una percezione errata.

Si tratta di una grande afflizione, una grande ignoranza.

A tutto ciò è dovuto questo nostro girare nel ciclo condizionato di esistenze.

Se le cose dipendono da cause e condizioni per il loro venire in esistenza, non hanno una loro auto-natura, una natura indipendente.

Si tratta infatti di due elementi Contraddittori.

Quindi se le cose hanno un loro auto-natura sono indipendenti, non hanno bisogno di una causa per essere prodotte.

Comprendere questo meccanismo (cioè come sorgono i fenomeni impermanenti) significa comprendere come da una cosa positiva il risultato sarà felicità e da una cosa negativa il risultato sarà sofferenza.

Qualsiasi fenomeno esista è basato sulle proprie parti, non esiste niente che non sia basato, composto dalle propri parti.

Prendendo fenomeni difficili come quelli permanenti, anche questi dipendono.

Ad esempio dipendono come dal nome, dipendono dalla coscienza che li apprende come permanenti.

Prendiamo il fenomeno tempo.

Quali sono le parti del tempo? Ieri, oggi, domani.

In relazione a noi stessi, possiamo parlare di noi ieri, noi oggi, noi domani.

E l'io non è coscienza. E' basato sulla coscienza.

Parlando in generale, il frutto non è causa.

E' basato, viene dalla causa.

La causa non è frutto.

Comunque la causa si basa sul frutto (?).

E se non ci fosse il frutto non si potrebbe parlare di causa.

Ad esempio uno parla di madre perché c'è la ragazza.

La madre è ragazza? No. La ragazza è basata sulla madre, però la ragazza non è madre.

Perché la ragazza non è madre? Perché non è ancora sposata.

Pubblico - Questo concetto c'è anche in filosofia. Si chiama condizione necessaria non sufficiente.

- Se non ci fosse quella condizione non si potrebbe parlare di quel fenomeno.

Qual è la ragione per cui si dice che non è sufficiente?

Pubblico - Non è sufficiente perché occorre almeno un'altra condizione per cui possa essere definita madre.

Cioè due condizioni: deve essere una donna e deve avere un figlio.

- Esiste una madre senza figli? Senza madre non si può parlare di figlio.

Noi come esseri senzienti abbiamo tuffi il seme, la potenzialità di Buddha.

Perché questo seme si sviluppi bene, dobbiamo coltivarlo.

Pubblico - Vorrei tornare a quanto detto prima.

Molto semplicisticamente, se noi ci comportiamo correttamente, avremo nella prossima vita una ricompensa, ricchezze, felicità, il che significa vivere nella non-sofferenza per cui nella terza vita avremo di nuovo problemi.

- Non c'è certezza, non è stabilito (stiamo enumerando) che in questa terza vita ci sia sofferenza.

Se uno si comporta bene accumula energia positiva: tutto questo continua a produrre un frutto positivo nella terza vita.

Se continuiamo a piantare riso avremo sempre riso.

Comunque se uno intraprende azioni negative, queste daranno come risultato sofferenza: questo è sicuro.

Uno accumula frutto in relazione alla causa.

Il frutto è il continuum della causa.

Ad esempio se il frutto è un frutto medicinale, la pianta da cui viene deve essere una pianta medicinale.

Se è un frutto velenoso viene da una pianta velenosa.

E per diventare velocemente illuminati, per diventare Buddha occorre non danneggiare alcun essere senziente.
Se uno non fa male a nessuno diventa illuminato, se invece fa del male non diventa illuminato.

Se una persona mangia smoderatamente, farà indigestione, se una persona invece mangia poco, non si ammalerà.

E l'indigestione matura su di lui, non su di un'altra persona.

Così allo stesso modo quando una persona pratica, trasforma la sua mente, è lei che ne gode i benefici, non un'altra persona.

Se si ben comprende come tutti i fenomeni siano basati sulle loro parti, si è vicini alla comprensione della vacuità, della mancanza di esistenza inerente.

E se si comprende la vacuità (la mancanza di esistenza inerente dei fenomeni) si elimina l'ignoranza e non si prenderà più rinascita nel ciclo condizionato delle esistenze.

Il prendere ancora una rinascita nell'esistenza condizionata è legato alle azioni negative, alle virtù contaminate, impure (tutte le virtù che una persona pratica fino a che non comprende la vacuità).

Quando nel buddhismo si usa il termine persona, si vuol intendere tutti gli esseri senzienti (animali, insetti, qualsiasi essere vivente).

Qual è la definizione di virtù impura? pubblico - la virtù praticata da una persona che non ha conosciuto ancora la vacuità.

Invece le virtù accumulate da un essere senziente che ha compreso la vacuità, sono virtù pure, non contaminate, fanno ottenere lo stato di Buddha e una persona deve conoscere, studiare, meditare su queste cose, sulla vacuità e su tutti i fenomeni che sono composti (basati-dipendenti) dalle loro parti e sono vuoti dal non essere basati o dipendenti dalle loro parti.

Vuoti di quello.

Traduttore: Aldo Colombo

Data creazione : 19/11/2008 @ 17:56
Ultima modifica : 28/02/2010 @ 18:10
Categoria : BUDDHISMO
Pagina letta 1307 volte


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Ascolta il bellissimo brano
"Samantabhadra"

Si ringrazia il musicista Massimo Alviti.

 

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