
Il Dalai Lama
I Dalai Lama sono state le guide spirituali dei tibetani da oltre quattro secoli.
Questo titolo, che significa "Oceano di Saggezza" , ha tuttavia, origini mongole; fu infatti, Altan Khan, a conferirlo ad un celebre Guru tibetano, Gyalwa Sonam Gyatso.
Solo in seguito fu accettato ed adottato da tutti i non tibetani, poiché nel Tibet, per indicare la reincarnazione della loro guida spirituale e carismatica, si preferisce ricorrere ai termini "Kundun" (in presenza di), "Yesce Norbu" (la Gemma che esaudisce tutti i desideri) oppure "Gyalwa Rimpoche" (il Prezioso Primo Vittorioso).
Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lamadel Lignaggio, è venerato come la manifestazione di Chenrezig (Cenresig o Avalokiteshvara), il Buddha della compassione. Nonostante la lunga occupazione della sua terra da parte dei cinesi, e le molte atrocità commesse contro il suo popolo, egli ha sempre dimostrato gentilezza con tutti.
Egli possiede un particolare modo di esprimersi, un semplice ed essenziale linguaggio: "Chiunque possieda buoni pensieri" dice il Dalai Lama, " chi aiuta molto gli altri e chi lascia buoni ricordi di se stesso, merita di essere rispettato dalla gente di tutto il Mondo, sia essa religiosa o meno.
D'altronde l'ignoranza, l'arroganza e l'ostinazione nel sostenere certezze individuali, indipendentemente dal fatto che esse possano derivare da intenzioni buone o cattive, sono la radice di tutte le più grandi tragedie della storia.
I soli nomi di rudi tiranni ispirano ancora paura e ripugnanza.
La possibilità di rendersi liberi ed indipendenti, e migliorare il proprio ambito, dipende da quanto si pensa al bene degli altri.
Parlando della mia stessa esperienza, talvolta mi meraviglio del fatto che ci sia molta gente come me; quando penso a questo, non posso affermare di possedere delle qualità speciali, ad eccezione di una piccola cosa, la mia mente positiva, che tento di spiegare agli altri e che rappresenta la mia miglior parte.
Certo, ci sono momenti in cui sono arrabbiato, ma nel profondo del mio cuore non nutro rancore per nessuno.
Non posso pretendere che io sia veramente abile nella pratica della bodhicitta (risveglio della compassione), ma ciò mi dona una tremenda ispirazione. Profondamente, dentro di me, so quanto valida e benefica essa sia, questo è tutto.
Ed io provo il più spesso possibile a considerare gli altri più importanti di me.
Io credo che il motivo per cui la gente mi segue e mi apprezzi dipende dal mio buon cuore.
Quando si disse che avevo lavorato molto per la pace (il Dalai Lama è stato insignito del Premio Nobel per la pace), mi sentii imbarazzato.
Mi venne da ridere: non penso di aver fano molto per la pace; è soltanto che la mia pratica è il pacifico sentiero della gentilezza, dell'amore e della compassione; niente altro.
Ciò che mi è stato donato non è stato qualcosa per cui ho esercitato particolari sforzi; ho semplicemente seguito il Buddha, ed Egli assume la pazienza come il supremo insegnamento per trascendere le sofferenze.
Egli disse: "Se un monaco danneggia gli altri, non è un monaco". Io sono un monaco buddhista, quindi seguo i Suoi insegnamenti. Quando la gente pensa che questa pratica sia qualcosa di unico e speciale, e mi elegge Leader della pace nel Mondo, mi vergogno un poco. Un buon cuore è la fonte di tutte le felicità e delle gioie, e potremmo avere tutti un buon cuore con uno sforzo. Ma il metodo migliore è quello di conseguire la bodhicitta, che impregna un buon cuore di saggezza. È un forte desiderio che illumina, che allontana tutto l'essere dalla sofferenza e lo conduce allo stato di Buddha. Questo desiderio di aiutare gli altri è la radice della "compassione", che cresce nel sentire amore e gratitudine per tutti gli esseri che sono afflitti dalle sofferenze. il nostro più grande nemico è il considerare noi stessi più importanti degli altri, e ciò conduce certamente sia noi che gli altri alla rovina. Da questo attaccamento all'Io nascono tutti i danni, le paure e le sofferenze del nostro Mondo".
Dichiarazione Del 10 Marzo 1993 Di Sua Santità il Dalai Lama
Oggi, commemorando il 34^ anniversario dell'insurrezione nazionale del popolo tibetano del 1959, vediamo che il mondo intorno a noi si trova in una promettente fase di cambiamento Io credo che molti dei recenti cambiamenti agiscano in favore delle aspirazioni dei tibetani e di altri popoli oppressi, in ogni parte del mondo. Milioni di persone che vivevano sotto il giogo repressivo del comunismo e di altre forme di dittatura ora sono libere e le aspirazioni di democrazia sono in aumento in tutti i continenti.
Il popolo tibetano continua a resistere alla dominazione e alla colonizzazione con coraggio e con determinazione. Anche se la repressione e la propaganda non sono mai cessate, questo fatto non ha mai diminuito il suo anelito ad una vita di liberta', di pace e di dignita'.
In questo anniversario, io rendo omaggio ai coraggiosi uomini e donne del Tibet, che hanno dato la loro vita per la liberta' del nostro paese, e chiedo a ogni tibetano di rinnovare la nostra dedicazione, sino a quando non avremo riacquistato i nostri diritti e la nostra liberta'.
Mentre ci adattiamo al mutevole panorama politico del mondo, dobbiamo concentrare i nostri sforzi su due fronti. Per prima cosa, dobbiamo continuare il dialogo con il governo cinese, in modo che cio' sia di beneficio per entrambi e alla fine porti a seri negoziati per risolvere pacificamente la questione del Tibet. In secondo luogo, dobbiamo intensificare i nostri sforzi per far conoscere sempre piu' i problemi del Tibet alla comunita mondiale. L'attenzione e la pressione internazionali sono elementi determinanti per causare un cambiamento nella posizione del governo cinese sui negoziati per il rispetto dei diritti umani. Terzo, dato che le nuove politiche economiche in Tibet avranno un impatto profondo sulla reale sopravvivenza dell'identita' culturale della nazione tibetana, dobbiamo studiare e controllare con attenzione questi sviluppi. Quarto, la democratizzazione dell'Amministrazione Tibetana in-Esilio e la realizzazione della democrazia ad ogni livello deve essere incoraggiata in misura sempre maggiore.
Lo scorso giugno (1992), c'e stato un altro diretto contatto con Pechino. L'ambasciatore cinese a New Delhi ci ha informato che in passato, l'atteggiamento cinese verso i tibetani e' stato troppo 'conservatore' e che se i tibetani adottassero una posizione 'realistica', il governo cinese potrebbe diventare piu' flessibile'.
Rispondendo positivamente a questo riavvicinamento e all'invito a recarsi a Pechino fatto a un rappresentante tibetano, abbiamo inviato a Pechino il ministro (kalon) Ghyalo Thondup. Il governo cinese ha comunicato al Kalon Ghyalo Thondup la propria posizione, dura e inflessibile, con forti precondizioni per un negoziato.
Io ho risposto al governo cinese esprimendo il mio disappunto per questo atteggiamento. Nonostante cio', ho confermato il desiderio di inviare tre rappresentanti per consegnare una nota che illustra le mie opinioni e i miei sforzi nel corso degli anni per promuovere negoziati per il mutuo beneficio del popolo tibetano e del popolo cinese. Credo che sia giunto il momento che il governo cinese faccia una proposta sincera e significativa su cosa intenda fare affinche' il Tibet e la Cina possano vivere in pace. Noi dalla nostra parte, ci siamo impegnati al massimo per facilitare un dialogo sincero, significativo e costruttivo.
Per secoli il Tibet e la Cina hanno vissuto come buoni vicini,e sono convinto che potremo trovare un modo per vivere in pace e in amicizia anche in futuro. Ho sempre creduto che cio' fosse possibile e che fosse degno dei nostri sforzi. In questo spirito, nel corso degli anni, ho incontrato personalmente fratelli e sorelle cinesi in tutto il mondo. Ho incoraggiato i miei connazionali tibetani a impegnarsi in discussioni amichevoli con i membri della comunita cinese all'estero. Sono anche molto contento che vi sia un contatto sempre piu' intenso e amichevole tra gli Esiliati Tibetani e i membri del Movimento Democratico Cinese. Come risultato, c'e una maggiore comprensione delle legittime aspirazioni del popolo tibetano e quindi, tra i nostri fratelli e sorelle cinesi c'e della simpatia e del sostegno per il Tibet.
L'anno scorso siamo inoltre riusciti a stabilire un contatto diretto e ufficiale con Taiwan. Nel passato tra Dharamsala e Taiwan c'erano state notevoli incomprensioni che hanno provocato sfiducia e assenza di relazioni formali. Al presente, dato che Taiwan si sta incamminando sulla via di una genuina democrazia, spero che l'istituzione di contatti diretti aprira' la strada per una relazione realmente benefica per entrambe le parti.
Di recente, vi sono state numerose conferenze internazionali per discutere non solo le violazioni dei diritti umani in Tibet, ma anche la questione dello status legale del Tibet e dei diritti di auto-determinazione del popolo tibetano. Inoltre, numerosi governi e parlamenti hanno inviato delegazioni esplorative in Tibet; hanno adottato risoluzioni per esprimere seria preoccupazione per gli abusi dei diritti umani in Tibet; e hanno auspicato negoziati diretti tra i cinesi e i tibetani. Vi sono chiare indicazioni che la questione del Tibet si e' evoluta dai confini politici e sta ottenendo una crescente e sempre maggiore attenzione internazionale. Molte persone al mondo che credono nella compassione, nella giustizia, nella non-violenza e nel definitivo trionfo della liberta' e della democrazia sostengono la nostra causa. A nome del mio popolo che soffre, voglio esprimere la mia gratitudine per questo sostegno e per questa solidarieta. Siamo particolarmente riconoscenti al governo e al popolo dell'India per la loro continua ospitalita e gentilezza.
Malgrado questi sviluppi incoraggianti e pieni di speranze, la situazione del Tibet rimane nient'affatto rosea. La spietata repressione di ogni minimo dissenso politico e un fatto abituale. L'aggressione demografica del Tibet tramite una politica di trasferimento della popolazione cinese in Tibet continua incessante, intensificando la discriminazione del popolo tibetano e l'assimilazione dello stile di vita tibetano nella societa cinese. E in atto un genocidio culturale, intenzionale e non-intenzio nale. Il Tibet, una antica nazione sul tetto del mondo, sta rapidamente diventando una colonia cinese. Il recente annuncio della Cina che modifica la cosiddetta regione autonoma del Tibet in zona economica speciale, e' bene accetto di principio. Tuttavia, vi sono motivi di temere l'effetto a lungo termine della nuova politica cinese, sulla sopravvivenza dell'identita culturale del popolo tibetano e sulle condizioni ambientali del Tibet. Se non vengono tenuti nella giusta considerazione i principali interessi del popolo tibetano, c'e' il reale pericolo che questa politca promuovera' e intensifichera' unicamente il trasferimento di ulteriori cinesi Tibet. Questo fatto ridurra' i tibetani ad una condizione di ingnificante minoranza nel loro proprio paese, completando cosi' la totale colonizzazione del Tibet, che avra' serie conseguenze sulle fragili condizioni ambientali della regione tibetana.
Per contrastare un simile scenario io mi rivolgo ai tibetani, agli amici del Tibet in ogni parte del mondo, e alle agenzie internazionali che hanno l'intenzione di intraprendere progetti in Tibet, affinche' tengano sempre presente la necessita di proteggere e di preservare il benessere del popolo tibetano e la nost straordinaria cultura e identita'. Per mtti coloro che intendono impegnarsi nello sviluppo del Tibet, devo sottolineare la necessita' di una particolare attenzione nei campi detl'educazione, della salute e dello sviluppo delle aree rurali. Dovete anche scoraggiare l'indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali del Tibet, e soprattutto, assicurarvi la completa partecipazione del popolo tibetano, se i vostri sforzi saranno realmente destinati al beneficio dei tibetani.
Sin dai drammatici avvenimenti del 1959, tutti noi che ci troviamo in esilio abbiamo sempre aspirato alla liberta' e alla democrazia. Malgrado i nostri limiti, abbiamo compiuto notevoli progressi nella pratica della democrazia. Sono realmente convinto che la democrazia debba prevalere in un Tibet libero.
Ho dichiarato pubblicamente che in futuro non assumero' nessuna carica ufficiale, nel governo del Tibet libero. Ho deciso in tal senso per facilitare lo sviluppo di una democrazia veramente benefica. La diffusione delle mie "Linee di Condtta per la Polica Futura del Tibet e le Caratteristiche Fondamentali della sua Costituzione" e una conferma della mia visione di un Tibet libero, una nazione veramente democratica e pacifica, dedita alla smilitarizzazione e alla non-violenza.
Per tutto il corso della storia dell'umanita', i dittatori e i governi totalitari hanno imparato che non esiste nulla di piu' forte della brama di liberta' e di dignita di un popolo. Mentre i corpi si possano asservire o imprigionare, lo spirito umano non potra' mai essere soggiogato o sconfitto. Sino a quando manterremo questa determinazione e questo spirito, le nostre aspirazioni e i nostri credi avranno la forza di prevalere. Negli ultimi anni, i profondi cambiamenti avvenuti nel mondo confermano le mie convinzioni, e sono certo che la liberta' e la pace per il popolo tibetano siano giunte ora alla nostra porta
Con le mie preghiere per il benessere di tutti gli esseri senzienti.
Il Dalai Lama
MESSAGGIO DI S.S. IL DALAI LAMA
IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO
DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO
Sono estremamente incoraggiato nell’apprendere che ci sarà una commemorazione mondiale del 50° anniversario dell’adozione e della sottoscrizione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Sono anche felice di sapere che l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo sta promuovendo lo studio e la diffusione, a livello mondiale, del testo della Dichiarazione consentendo quindi, anche alla gente comune, la completa conoscenza dei diritti che le sono garantiti.
La difesa dei diritti umani è un valore universale perché l’aspirazione alla libertà, all’uguaglianza e alla dignità è insita nella natura dell’uomo e ognuno ne ha diritto. Ci piaccia o no, siamo tutti parte della medesima famiglia di esseri umani che abitano questo mondo. Ricchi o poveri, istruiti o analfabeti, cittadini di una nazione o di un’altra, fedeli di questa o quella religione, seguaci di questa o quella ideologia, ognuno di noi non è altro che un essere umano, come tutti. E tutti noi desideriamo la felicità e non vogliamo soffrire.
Alcuni governi considerano i parametri relativi ai diritti umani contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, applicabili in Occidente e non in Asia o in altre aree del Terzo Mondo, a causa delle differenze culturali, sociali ed economiche esistenti tra le diverse nazioni. Io non condivido questo punto di vista e sono convinto che non lo condivida nemmeno la maggior parte della gente. Credo invece che i principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo rappresentino una sorta di legge naturale che dovrebbe essere adottata da tutti i popoli e da tutti i governi.
Sono anche molto incoraggiato dalla crescente preoccupazione per le violazioni dei diritti umani attuate sia in Tibet sia in altre parti del mondo. Ovunque, la gente sta iniziando a comprendere il grande valore e l’importanza dei diritti umani. Tale comprensione, non solo aiuta molte persone che stanno soffrendo ma è anche un segno del progresso e del positivo evolversi dell’umanità. Ritengo che la preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e gli sforzi compiuti per proteggerli costituiscano un grande servizio reso alle presenti e alle future generazioni.
Siamo ad un anno dall’alba del 21° secolo ed abbiamo la consapevolezza che il mondo sta ormai diventando una famiglia globale. Siamo sempre più uniti dai grandi progressi della scienza e della tecnologia che ci consentono di condividere all’istante ogni genere di informazione, dal grave e comune problema della sovrappopolazione, a quello della diminuzione delle risorse naturali e della crisi ambientale che minaccia le stesse fondamenta della nostra vita su questo pianeta. Diritti umani, salvaguardia dell’ambiente, eguaglianza sociale ed economica sono in stretta e reciproca connessione. Ritengo che un sentimento di responsabilità universale nei confronti di ognuno di questi problemi, possa essere la chiave per la sopravvivenza e il progresso dell’umanità. Ed è anche la base migliore per la pace mondiale, per la promozione dei diritti umani e di una cultura politica che individui nel dialogo e nella non-violenza la via di risoluzione dei conflitti.
Concludendo, vorrei cogliere questa opportunità per lodare ed esprimere la mia più profonda ammirazione e tutto il mio rispetto per coloro che, ovunque nel mondo, difendono i diritti umani. Queste persone contribuiscono in modo sostanziale alla vita dei popoli, documentando gli abusi di cui sono vittime e lavorando per mitigarli. Considero l’impegno a favore del rispetto dei diritti umani una sorta di pratica spirituale. Difendendo quanti sono perseguitati per motivi razziali, religiosi, etnici o ideologici e dico loro: voi state realmente contribuendo a guidare la nostra famiglia umana verso il traguardo della pace, della giustizia e della dignità.
7 dicembre 1998
Dharamsala (India)
Istituto Samantabhadra