
GAJANG
GADEN JANGTSE
NORLING THOESAM DATSANG
Il progetto di un tour in Italia dei monaci del Monastero tibetano Buddista di Gaden Jangtse ha un duplice significato.
La prima forte motivazione è far conoscere gli aspetti più affascinanti e antichi della cultura tibetana (sempre più a grave rischio di definitiva estinzione) come la realizzazione rituale dei grandi mandala di sabbia colorata, le danze sacre, i canti e la musica degli strumenti tradizionale, la medicina tibetana, i costumi e le maschere variopinte ed altra forme di arte che costituiscono un patrimonio di grande valore da salvaguardare.
Il secondo nobile motivo è che i monaci, affrontando le fatiche di una prolungata performance, avranno la possibilità di far conoscere e sensibilizzare un grande pubblico verso i problemi dei monasteri buddisti tibetani ricostruiti in India dopo le ben note e drammatiche vicissitudini che l'intero popolo tibetano sta affrontando da più di mezzo secolo.
La situazione del Monastero di Gaden ricostruito in India a Mundgod (nello stato del Karnataka) è assai precaria; ormai più di 2000 monaci tra anziani, giovani e bambini vivono in condizioni di sovraffollamento degli ambienti, e spesso riescono ad avere a malapena un pasto al giorno.
Ciononostante questi monaci-studenti continuano ad applicarsi con volontà nel ricevere una formazione in studi difficilissimi ed impegnativi tramandati da Maestri a loro volta discepoli di altri grandi Maestri realizzati, in una successione ininterrotta di lignaggio risalente a Buddha Sakyamuni.
Così viene mantenuta viva una filosofia evolutiva della coscienza umana, ricca di atteggiamenti altruistici e di richiami alla pacifica convivenza.

Breve storia del Monastero di Gaden Jangtsee
Per trovare l'origine del Monastero di Gaden bisogna risalire all'epoca del Buddha Shakyamuni, ossia a circa 2500 anni or sono. Si narra, infatti, nei Sutra, che un giovane una volta offrì al Buddha un rosario di cristallo, ricevendone in cambio una conchiglia. Il Buddha diede al ragazzo il nome di Sumatikirti e profetizzò che, in una vita successiva, quel giovane sarebbe rinato in Tibet e avrebbe diffuso ampiamente il Dharma, la dottrina salvifica.
Nel 1357, come profetizzato da Shakyamuni Buddha, Sumatikirti nacque in Tibet e gli fu dato il nome di Lobsang Dragpa, conosciuto poi come Tsong Khapa, dal nome del paese di nascita.
Fin da giovanissimo fu seguito da grandi Maestri e presto raggiunse una straordinaria formazione scritturale, accompagnata da realizzazioni progressivamente più alte, fino al Risveglio.
Nel 1409 fondò il monastero di Gaden, vicino a Lhasa. Sorse così la grande tradizione Ghelugpa del Buddhismo Tibetano all'interno della quale ebbero origine i lignaggi dei Dalai Lama e dei Panchen Lama.
Prima dell'invasione cinese del 1959, vivevano a Gaden più di 1600 monaci.
Poi, con l'inizio dell'occupazione, cominciò la distruzione sistematica della cultura e della tradizione Tibetana e Sua Santità il Dalai Lama Tenzin Gyalwa Gyatso dovette fuggire, insieme a un nutrito gruppo di abati, ghesce (dottori in dottrina Buddhista), monaci e laici.
In seguito all'esodo e dopo molte disavventure, finalmente un gruppo di lama e di monaci del Monastero di Gaden raggiunse Mundgod nell'anno 1969 e ivi cominciò la ricostruzione dei Centri Educativi su 107 acri di terreno boschivo concessi dal Governo Indiano nello stato del Karnataka, strappando la terra alla fitta foresta.
Furono anni di durissimo lavoro, compiuto con le mani e con strumenti primitivi ed improbabili. Moltissimi lama morirono giovani per la fatica, per gli stenti e per le malattie.
Intanto giungevano in continuazione dal Tibet altri esuli, monaci e laici, proprio come avviene tuttora. Nel 1982, finalmente, fu inaugurata da Sua Santità il Dalai Lama la prima ricostruzione del Monastero, compiuta con enorme sacrificio e con materiali poveri.
Il Monastero di Gaden è composto da due settori, per consentirne la gestione altrimenti problematica. La sezione, denominata Gaden Jangtse (abbreviato in Gajang) conta ora circa 2.000 monaci, di cui oltre la metà sotto i 30 anni. I bambini sono alcune centinaia e la maggioranza dei giovani studenti sono orfani, semi orfani o appartenenti a famiglie molto povere.
Il College, che svolge anche una forte funzione sociale, impartisce l'istruzione fino al livello di Ghesce Lharampa (dottore in filosofia Buddhista); accanto alla formazione religiosa vi sono corsi di inglese, matematica e scienze sociali. Ora è attivo anche l'Istituto di Medicina Tibetana, da cui usciranno a dicembre i primi nove medici della nuova generazione, essendo appena stata recuperata questa preziosa specializzazione.
N.B.: il testo di cui sopra è stato estrapolato dalle pagine del sito del comune di modena in occasione del tour europeo dei monaci del monastero di Gaden Jangtse:
http://www.comune.modena.it/galleria/2005/mulas/mandala.html
Se il link non fosse più attivo qui trovate le pagine riguardanti il tour:
Monaci in tour 14/18 settembre 2005
- Melina Mulas. Il Terzo Occhio - I Lama del Tibet: l'antica saggezza di Nalanda
Il Monastero di Gaden ricostruito in India
L’antica città-università monastica di Gaden in Tibet con seimila studenti e sedici ‘College’.
Il progetto di un tour in Italia dei monaci del Monastero tibetano Buddista di Gaden Jangtse ha un duplice significato.
La prima forte motivazione è far conoscere gli aspetti più affascinanti e antichi della cultura tibetana (sempre più a grave rischio di definitiva estinzione) come la realizzazione rituale dei grandi mandala di sabbia colorata, le danze sacre, i canti e la musica degli strumenti tradizionale, la medicina tibetana, i costumi e le maschere variopinte ed altra forme di arte che costituiscono un patrimonio di grande valore da salvaguardare.
Il secondo nobile motivo è che i monaci, affrontando le fatiche di una prolungata performance, avranno la possibilità di far conoscere e sensibilizzare un grande pubblico verso i problemi dei monasteri buddisti tibetani ricostruiti in India dopo le ben note e drammatiche vicissitudini che l’intero popolo tibetano sta affrontando da più di mezzo secolo.
La situazione del Monastero di Gaden ricostruito in India a Mundgod (nello stato del Karnataka) è assai precaria; ormai più di 2000 monaci tra anziani, giovani e bambini vivono in condizioni di sovraffollamento degli ambienti, e spesso riescono ad avere a malapena un pasto al giorno.
Ciononostante questi monaci-studenti continuano ad applicarsi con volontà nel ricevere una formazione in studi difficilissimi ed impegnativi tramandati da Maestri a loro volta discepoli di altri grandi Maestri realizzati, in una successione ininterrotta di lignaggio risalente a Buddha Sakyamuni.
Così viene mantenuta viva una filosofia evolutiva della coscienza umana, ricca di atteggiamenti altruistici e di richiami alla pacifica convivenza.
Breve storia del Monastero di Gaden Jangtse e scopo delle iniziative
Per trovare l’origine del Monastero di Gaden bisogna risalire all’epoca del Buddha Shakyamuni, ossia a circa 2500 anni or sono. Si narra, infatti, nei Sutra, che un giovane una volta offrì al Buddha un rosario di cristallo, ricevendone in cambio una conchiglia. Il Buddha diede al ragazzo il nome di Sumatikirti e profetizzò che, in una vita successiva, quel giovane sarebbe rinato in Tibet e avrebbe diffuso ampiamente il Dharma, la dottrina salvifica.
Nel 1357, come profetizzato da Shakyamuni Buddha, Sumatikirti nacque in Tibet e gli fu dato il nome di Lobsang Dragpa, conosciuto poi come Tsong Khapa, dal nome del paese di nascita.
Fin da giovanissimo fu seguito da grandi Maestri e presto raggiunse una straordinaria formazione scritturale, accompagnata da realizzazioni progressivamente più alte, fino al Risveglio.
Nel 1409 fondò il monastero di Gaden, vicino a Lhasa. Sorse così la grande tradizione Ghelugpa del Buddhismo Tibetano all’interno della quale ebbero origine i lignaggi dei Dalai Lama e dei Panchen Lama.
Prima dell’invasione cinese del 1959, vivevano a Gaden più di 1600 monaci.
Poi, con l’inizio dell’occupazione, cominciò la distruzione sistematica della cultura e della tradizione Tibetana e Sua Santità il Dalai Lama Tenzin Gyalwa Gyatso dovette fuggire, insieme a un nutrito gruppo di abati, ghesce (dottori in dottrina Buddhista), monaci e laici.
In seguito all’esodo e dopo molte disavventure, finalmente un gruppo di lama e di monaci del Monastero di Gaden raggiunse Mundgod nell’anno 1969 e ivi cominciò la ricostruzione dei Centri Educativi su 107 acri di terreno boschivo concessi dal Governo Indiano nello stato del Karnataka, strappando la terra alla fitta foresta.
Furono anni di durissimo lavoro, compiuto con le mani e con strumenti primitivi ed improbabili. Moltissimi lama morirono giovani per la fatica, per gli stenti e per le malattie.
Intanto giungevano in continuazione dal Tibet altri esuli, monaci e laici, proprio come avviene tuttora. Nel 1982, finalmente, fu inaugurata da Sua Santità il Dalai Lama la prima ricostruzione del Monastero, compiuta con enorme sacrificio e con materiali poveri.
Il Monastero di Gaden è composto da due settori, per consentirne la gestione altrimenti problematica. La nostra sezione, denominata Gaden Jangtse (abbreviato in Gajang) conta ora circa 2.000 monaci, di cui oltre la metà sotto i 30 anni. I bambini sono alcune centinaia e la maggioranza dei giovani studenti sono orfani, semi orfani o appartenenti a famiglie molto povere.
Il College, che svolge anche una forte funzione sociale, impartisce l’istruzione fino al livello di Ghesce Lharampa (dottore in filosofia Buddhista); accanto alla formazione religiosa vi sono corsi di inglese, matematica e scienze sociali. Ora è attivo anche l’Istituto di Medicina Tibetana, da cui usciranno a dicembre i primi nove medici della nuova generazione, essendo appena stata recuperata questa preziosa specializzazione
Un breve commento dell'Associazione Dharma Tibet:
Che il Tibet e la Cina siano due nazioni e due popoli distinti, lo dimostra perfino che esistevano prima dell'invasione cinese una moneta tibetana, francobolli postali e sigilli di stato che siglavano tutti gli atti di governo; negli ultimi secoli non c'erano state mai guerre tra questi paesi ed il Tibet era una nazione libera e pacifica. Questa condizione di pace durevole si spezzò quando il Tibet cadde sotto le mire della Cina; montagne di menzogne sono state pronunciate dai governi cinesi sulle intenzioni che riguardavano il Tibet; in realtà dietro queste affermazioni falsamente amichevoli si nascondevano torbidi progetti di appropriazione e depredamento. Dai giorni dell'invasione sono state perpetrate sanguinose repressioni, arrestate e torturate per solo sospetto migliaia di persone, eseguiti processi-farsa ed esecuzioni capitali; sono state operate vaste distruzioni di paesi, monasteri, opere d'arte; bruciati libri e testi di cultura buddhista; confiscate e rubate risorse che appartenevano ai tibetani. Questo regime di terrore e sopprusi purtroppo dura ormai da 46 anni. Il flusso di tibetani che fuggono dal Tibet è tutt'ora costante, le popolazioni rimaste, soprattutto le giovani generazioni devono saper parlare la lingua cinese e rinnegare la loro cultura per avere la speranza di inserirsi in qualche occupazione di secondaria importanza. E' ormai schiacciante il predominio nell'economia e nei posti di comando della popolazione cinese immigrata e con la costruzione della futuristica linea ferroviaria ad alta velocità che collega la Cina a Lhasa, è prevista l'immissione in Tibet di un'enorme flusso quotidiano di lavoratori cinesi ; questa sistematica e programmata pulizia etnica porterà ben presto se non avverrà un'inversione di tendenza alla definitiva sparizione di questa millenaria cultura. Le ricche risorse naturali scoperte in Tibet e la possibilità di avere a disposizione nuovi e vasti territori su cui spostare da altre regioni consistenti porzioni di popolazione rappresentano un'opportunità troppo ghiotta per il governo cinese. Intanto iniziano a manifestarsi pesanti disastri ambientali sull'altopiano tibetano a causa di una proclamata necessità di modernizzazione e sviluppo tecnologico assolutamente privi di qualsiasi criterio di ecosostenibilità. E' sotto gli occhi di tutti questa drammatica situazione, ma i governi occidentali stanno facendo ottimi affari con la Cina e si girano vergognosamente dall'altra parte per non compromettere i loro guadagni. Il mondo civile e democratico protesta vibratamente contro questa perdurante oppressione del popolo tibetano ed auspica che presto si possano aprire dei negoziati concreti affinché al Tibet venga restituita la sua condizione di paese libero.
Istituto Samantabhadra e Associazione Dharma Tibet